Aldo Rossi_Molteni&C
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19.06.2012

Aldo Rossi_Molteni&C

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La Tendenza Dal 20 giugno Parigi rende omaggio a vent’anni di architettura italiana con la mostra “La Tendenza. Architectures italiennes 1965-1985”. E’ il Centre Pompidou che, ancora una volta, esplora la centralità di un movimento, nato in Italia e divenuto internazionale, e dei suoi protagonisti, Aldo Rossi in testa. Come nel 1991 con la mostra “Aldo Rossi. Par Aldo Rossi, architecte”. Grazie alla collezione che il Museo sta raccogliendo negli anni, la retrospettiva presenta più di 250 disegni, maquette, fotografie, quadri, film e documenti sul movimento fondatore dell’architettura del dopoguerra, che prenderà poi il nome di postmodernismo. Se la Francia non dimentica Aldo Rossi, l’Italia gli rende omaggio con la mostra che ripercorre la collaborazione dell’architetto con il Gruppo Molteni. Un incontro avvenuto all’inizio degli anni ’80, grazie alla grande amicizia che legava Aldo Rossi e Luca Meda, indimenticato art director dell’Azienda. Nel Flagship Store Molteni&C Dada di Rue des Saints Pères, disegni e mobili illustrano la produzione di Aldo Rossi nel campo del design. Oggetti destinati a diventare icone, come la serie Teatro, il mobile Carteggio o la sedia Milano, ma anche importanti arredi nati per progetti e realizzazioni che hanno segnato il suo percorso come architetto di fama mondiale, dall’Hotel Il Palazzo a Fukuoka in Giappone, al Teatro Carlo Felice di Genova, dal Museo Bonnenfanten di Maastricht in Olanda al Teatro La Fenice di Venezia (le cui parti in legno sono state ricostruite da Molteni&C). E ad arricchire la mostra, le testimonianze sull’architettura: il plastico in legno dipinto della South Bronx Academy of Arts di New York del 1991 e quello della Pariserplatz di Berlino del 1995. Un importante prestito della Fondazione Rossi, costituita nel 2005 per volontà degli eredi con la finalità di riunire, tutelare e divulgare l’opera dell’Architetto, in tutta la sua complessità e ricchezza. Si rinnova così l’attenzione per Aldo Rossi, che nella sua Autobiografia scientifica scrive: “Di ogni progetto potremmo dire come di un amore incompiuto: adesso sarebbe più bello” (A. Rossi, Autobiografia scientifica, Nuova Pratiche Editrice, Milano 1999).

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