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11.09.2013

La memoria infinita di Ron Gilad

La memoria infinita di Ron Gilad

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La forma la costruzione il disegno o il sentimento il feeling l’accoglienza? Domanda troppo semplice per una personalità complessa. Per saperne di più l’appuntamento è al Tel Aviv Museum of Art - luglio 2013 - con la mostra Il logico, l’ironico, il metaforico, l’assurdo. Per Ron Gilad, la casetta bianca con il tetto rosso il comignolo e il caminetto - l’icona-installazione della sua prossima grande mostra che aprirà il 9 luglio 2013 al Tel Aviv Museum of Art - sarà house e home. L’archetipo della casa, l’idea filosofica. Luogo di coabitazione degli opposti, quelli che lui fa convivere con ironia e allegria in cornici e specchi, lampade e tavolini, librerie e letti, cuscini e armadi. Ma anche in quelle esili eroiche sculture poetiche e struggenti che in sequenza escono dai muri, dagli sketch che sbucano dai fogli, dalle linee rigorose come stilettate che si muovono nello spazio. Interrogante ma mai cupo, leggero perché profondo, Gilad volteggia sui paradossi con grazia e sapienza - e non potrebbe essere diversamente vista la matrice ebraica e il sentiment di quella cultura, di quelle radici. Solidità e fragilità, staticità e dinamismo, leggerezza e pesantezza, unicità e serialità, memoria e postmoderno, razionalità e inconscio, rigore e poesia, rigidità e morbidezza, ragione e sentimento. Tutto si tiene, in equilibrio, senza incoerenza. Artista e designer eclettico e cosmopolita Gilad, che è cresciuto e tuttora vive a Tel Aviv, città eccentrica e vitale dove la densità di Bauhaus è la più alta al mondo, ha respirato questo mood in casa circondato da quei pochi pezzi che si è trovato tra le mura domestiche. “Tutto ciò che andrà in mostra a Tel Aviv è prodotto in Italia, direi che la mostra avrebbe potuto tranquillamente chiamarsi Made in Italy”. Omaggio sobrio e autorevole ma perentorio da chi è stato consacrato Designer dell’Anno dall’Wallpaper Award 2013. Per lui che ama avere commitment a lungo termine, e sodalizi che raccontino storie è un riconoscimento importante all’industria nazionale, forte di un primato fatto di abilità, saperi, tecnologia, alta manifattura, distretti, maestranze addestrate alle missioni impossibili, prodotti di immensa complessità tecnica e formale che nessun’altro al mondo saprebbe fare. Con la più impalpabile ma essenziale delle risorse, la cultura e la qualità produttiva. Per questo talenti come Gilad scelgono l’Italia e le sue imprese, per questo le imprese italiane di eccellenza intercettano e costruiscono relazioni solide e prospettive di sviluppo con autori come lui. Così è nato il rapporto con Molteni, sfidante da subito sul piano concettuale prima che tecnico. Con il tavolino ovale Pannacotta - delicato e pesante allo stesso tempo, proprio come il dolce da cui prende il nome - si è resa leggera la pesantezza del marmo e del ferro, si sono sperimentate tecniche costruttive e trattamento dei materiali, si è spostata di segno e di senso la comunicazione. Un processo analogo è accaduto con la Vetrina 45°- Collezione Grado°, un pezzo iconico. Qui Gilad ha lavorato sulla rotazione geometrica dei piani - dai 90° ai 45° - sugli angoli smussati, sui giunti metallici. L’apertura grazie una piccola chiave innestata sul profilo strutturale crea un risultato sorprendente: un solido trasparente che invita a guardare ciò che custodisce. Di nuovo uno spostamento tra quello che è e quello che sembra. Geniale e spiazzante, Gilad mostra ciò che non c’è, nomina ciò che è diverso, cerca nella forma la memoria della funzione e così facendo riconfigura entrambe. Sarà per questo che senza chiasso, a quarant’anni, con humor ed eleganza, rigore e poesia, Gilad insieme alle imprese italiane, più che oggetti ha già realizzato dei classici.

La memoria infinita di Ron Gilad
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