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Tutti sappiamo, per intuito ed esperienza, quanto sia fondamentale il legame con la natura per la nostra salute e il nostro benessere. Eppure, in un mondo ormai più urbano che rurale, la maggior parte di noi attraversa la vita all’interno di contenitori altamente controllati, collegati da reti di trasporto rigidamente pianificate. In questo contesto, la natura, come il tempo e il silenzio, è diventata una risorsa preziosa. Più che dettagli dorati, lampadari scintillanti o tessuti sfarzosi, ciò che oggi molti di noi desiderano sono il verde, la luce e l’aria.
The Genji Kyoto hotel's gardens are designed as extensions of its architecture. Image credit: architect and chief designer Geoffrey P. Mousas and landscape designer Marc Peter Keane
The Genji Kyoto hotel's gardens are designed as extensions of its architecture. Image credit: architect and chief designer Geoffrey P. Mousas and landscape designer Marc Peter Keane
“Esiste un crescente desiderio di spazi che diano la sensazione di essere più in sintonia con i ritmi della natura - la luce del giorno, le stagioni, il clima, il paesaggio - anziché esserne completamente isolati,” afferma Vincent Van Duysen, direttore creativo di Molteni&C.
“Per molto tempo il lusso è stato associato al controllo, alla perfezione e alla chiusura. Oggi è sempre più legato a un senso di serenità, apertura e autenticità. Le persone desiderano interni che respirino, che consentano momenti di pausa e che offrano un rapporto più fluido tra interno ed esterno.”
L’architettura, aggiunge, ha un ruolo notevole nel creare spazi che trasmettano calma, ampiezza ed equilibrio, e i designer stanno raccogliendo sempre più questa sfida, sfumando i confini tra interno ed esterno e rimettendo in discussione il significato stesso di design di alto livello e qualità della vita. Attraverso elementi biofilici che portano la natura all’interno, e contorni permeabili che attenuano la separazione tra interni ed esterni, gli spazi creati dal design contemporaneo sono pensati per favorire il benessere. La loro apertura e flessibilità invitano anche alla creatività e alla personalizzazione, consentendo a stanze ed edifici di adattarsi nel tempo.
Questo cambiamento sta prendendo piede in tutto il mondo. Per esempio, all’hotel Genji Kyoto in Giappone, i giardini sono concepiti come estensioni dell’architettura: “È difficile capire dove finisca l’edificio e inizi il giardino, e viceversa,” racconta l’architetto Geoffrey P. Moussas. La lobby dell’hotel funge anche da giardino zen, ogni camera dispone di un piccolo giardino privato, e il tetto è coronato da un giardino pensile. In Messico, invece, SFER IK è un centro culturale immerso nella giungla di Francisco Uh May, dove le opere di artisti come Ernesto Neto e Marléne Huissoud convivono con alberi, rampicanti e fauna selvatica. Negli Stati Uniti, Serenbe, una comunità residenziale nei pressi di Atlanta, pone la biofilia al centro del proprio progetto: circondata da boschi, prati e sentieri naturali, offre cibo fresco coltivato nella propria fattoria biologica di 25 acri e un paesaggio commestibile punteggiato di cespugli di mirtilli.
SFER IK, a culture centre embedded within the jungle in Mexico. Image credit: Courtesy of AZULIK
SFER IK, a culture centre embedded within the jungle in Mexico. Image credit: Courtesy of AZULIK
Quando l’architetto Mark Shaw, fondatore di Studioshaw, ha progettato la propria casa a Londra premiata dal RIBA dopo aver vissuto per anni ai piani alti, questo desiderio di natura è stato un fattore determinante. Il cortile fuori dalla sua camera da letto ricorda una giungla. “È come dormire tra le piante, crescono proprio contro i vetri,” racconta. L’esperienza si estende a tutta la casa: la doccia è inserita in una struttura vetrata immersa nel verde e circondata da grandi felci; il soggiorno è inondato di luce naturale; e, andando verso il cancello d’ingresso, si sfiora una betulla e una fila di piante profumate. La sera, dal suo studio al piano superiore, osserva il tramonto con vista su giardini, parchi e paludi circostanti; non sorprende che il progetto sia stato chiamato Catching Sun House. Shaw è consapevole della luce solare invernale che penetra in profondità nell’edificio, così come dell’arrivo della primavera quando la luce cambia.
“Una delle cose belle del clima britannico è che non smette mai di cambiare,” osserva.
Catching Sun House, designed by Studioshaw, is a RI - BA-award-winning home in London that opens into a courtyard. Image: James Brittai
Catching Sun House, designed by Studioshaw, is a RI - BA-award-winning home in London that opens into a courtyard. Image: James Brittai
Shaw vive in una zona densamente popolata di una grande città, a conferma che l’elemento naturale e quello artificiale non hanno bisogno di essere separati in modo rigido. Al contrario, possiamo vivere in modo più armonioso con l’ambiente se rendiamo più permeabili i confini e rinunciamo a una parte del controllo. È un’idea che il giardiniere e progettista francese Gilles Clément ha espresso nel suo ‘Manifeste du Tiers Paysage’ (Manifesto del Terzo Paesaggio) del 2004, che ha esplorato il potenziale di bordi stradali, margini infrastrutturali e aree urbane incolte. In questi spazi trascurati e non progettati, sosteneva Clément, la biodiversità e l’immaginazione possono prosperare. “Non c’è somiglianza formale tra questi frammenti di paesaggio,” scriveva, “solo un punto in comune: sono tutti una zona di rifugio per la diversità. Altrove, la diversità viene scacciata.” Accogliere le sue idee, e il valore di una diversità spontanea al posto del controllo rigido, ha offerto il punto di partenza per l’installazione di Molteni&C alla Milano Design Week 2026.
La Outdoor Collection che Molteni&C presenta quest’anno, riflette uno spirito di transizione simile a quello di Clément: arredi mobili progettati per collocarsi armoniosamente tra interno ed esterno. La collezione Chelsea di Studio Dordoni, divano modulare e poltrona, si evolve dall’omonima linea per interni, ma viene qui reinterpretata in alluminio leggero, stabile e resistente, rivestita con una resistente trama tessile intrecciata e completata da cuscini delicatamente bordati. In questo modo, i materiali sono stati adattati all’uso esterno pur conservando l’eleganza del progetto originale.
La nuova collezione di Yabu Pushelberg si ispira invece a quella che i designer definiscono la ‘poesia degli oggetti nomadi’: una sedia pieghevole che può essere spostata per seguire la luce o evitare il vento. La collezione Soleva, firmata da Van Duysen, comprende divano, poltrona, sedia, lettino, sgabello e tavolo, tutti caratterizzati da un delicato equilibrio tra leggerezza e solidità grazie a una struttura tubolare sottile, una resistente verniciatura a polvere e l’uso di materiali naturali durevoli, elastici e tattili, tra cui il compensato marino.
Molteni&C's Soleva collection by Vincent Van Duysen in an architecture by the designer
Molteni&C's Soleva collection by Vincent Van Duysen in an architecture by the designer
In Nepal, la città di Pokhara è la porta d’accesso all’Annapurna I, la decima montagna più alta del mondo. Qui, un ristoratore e il suo team stanno sviluppando un hotel di lusso pensato come luogo per acclimatarsi prima di intraprendere escursioni o esplorare la regione. L’architetto Guy Hollaway, il cui studio Hollaway Studio è incaricato del progetto, ricorda di essersi svegliato alle cinque del mattino per osservare l’alba: “È stata un’esperienza straordinaria. Ti senti in cima al mondo, ed è difficile descrivere quanto le montagne sembrino vicine e imponenti.” L’hotel avrà una forma a ferro di cavallo, orientata verso la catena montuosa, con ristorante su un lato, lounge sull’altro e uno spazio comune all’aperto al suo centro. Ogni camera godrà di una vista ininterrotta. “In sostanza, l’intero edificio è aperto agli elementi,” spiega Hollaway.
“Sfrutta la conformazione del sito, ex risaie, per integrare gli alloggi nel paesaggio. Ci si sente davvero parte delle montagne, anche se vetrate e persiane consentono di chiudere la struttura durante la stagione delle piogge.”
A differenza di progetti come questo, che accolgono la natura nell’architettura, ce ne sono altri che portano l’architettura all’aperto, rendendola accessibile a tutti.
Nel 2023, il collettivo EFFEKT ha completato una passerella tra le cime degli alberi della pineta di Fyresdal, nel sud della Norvegia. Lunga un chilometro e larga due metri, la struttura in legno si snoda a 15 metri dal suolo, seguendo le curve del terreno montuoso fino a raggiungere la cima.
Da lì, i visitatori possono ammirare ampi panorami e vivere appieno la forza degli elementi. Tue Foged, cofondatore dello studio, la descrive come “una passeggiata lenta e poetica tra le chiome degli alberi, che culmina in un’ondata di emozione quando si apre la vista del lago contro il cielo, a 60 metri sopra il livello dell’acqua.” Progettata per pedoni, ciclisti, passeggini e sedie a rotelle, l’opera nasce da un forte principio di inclusività. “È nata dal desiderio sincero di offrire a tutti, indipendentemente dalle capacità fisiche, la sensazione di camminare tra le cime degli alberi,” afferma Monica Sølyst, responsabile del progetto presso l’ente committente Faun Naturforvaltning.
EFFEKT's treetop walkway across the Fyrsedal pine forest in southern Norway. Image: Rasmus Hjortshøj
EFFEKT's treetop walkway across the Fyrsedal pine forest in southern Norway. Image: Rasmus Hjortshøj
Ciò che accomuna questi progetti è il fatto che la natura è parte integrante della loro concezione, non un’aggiunta successiva. E in ciascun caso, il design pone al centro l’esperienza umana e l’uso quotidiano.
Come sintetizza Van Duysen: “Il vero lusso non sta nell’eccesso o lo spettacolo. Sta nel creare ambienti che accompagnino la vita quotidiana in modo discreto e duraturo.”
Main Image: The Genji Kyoto hotel's gardens are designed as extensions of its architecture.
Image credit: architect and chief designer Geoffrey P. Mousas and landscape designer Marc Peter Keane
David Alhadeff di The Future Perfect e la ceramista Carmen D’Apollonio ci guidano attraverso i luoghi culturali più interessanti della città che chiamano casa: Los Angeles.
La storica del design Catharine Rossi esplora il significato dei cerchi, dei cicli e della circolarità nel modo in cui viviamo e progettiamo l’architettura di oggi.
Il giovane regista Luca Werner racconta il percorso che lo ha portato al cinema, passando per lo snowboard e il roofing, e svela l’importanza della luce in Geometry of Life, il suo film per Molteni&C.
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