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La Circolarità del Vivere

Apr 2026
Catharine Rossi
La Circolarità del Vivere

I cerchi e la circolarità plasmano le nostre case e il modo in cui le viviamo. È proprio in casa che viviamo i cicli della nascita, della vita e della morte, sia dei nostri cari che di noi stessi: condizioni universali che si svolgono nell’intimità dello spazio domestico. La loro inevitabilità ci ricorda come la casa debba accogliere i cicli più ampi delle nostre vite e di coloro che ci hanno preceduto e che ci seguiranno, oltre ai cicli del giorno e della notte che scandiscono la vita quotidiana.

Un numero crescente di architetti sta cercando di adattare le nostre abitazioni odierne alle diverse fasi della vita e alle diverse generazioni. In questo contesto, il cerchio è un cliché utile, una metafora per spazi aperti, flessibili e vissuti in modo equo, indipendentemente dalla forma che assumono concretamente. Vedi il complesso di edilizia sociale «85 Social Dwellings» di Peris + Toral Arquitectes a Barcellona (2022). Incarnando una nuova tendenza nell’edilizia residenziale spagnola, caratterizzata da criteri economici, ambientali e progettuali, la struttura in legno si compone di sei piani disposti attorno a un cortile centrale.

Apparata's A House for Artists, image: Ståle Eriksen Apparata's A House for Artists, image: Ståle Eriksen

Ogni piano è una griglia, suddivisa in stanze delle dimensioni di un tatami che possono essere raggruppate in diverse configurazioni abitative a seconda delle esigenze degli abitanti. Una flessibilità simile si ritrova nel progetto di Apparata, A House for Artists (2021) a Londra.
Le audaci forme triangolari, circolari e quadrate che scandiscono la facciata in cemento di cinque piani racchiudono ampi spazi abitativi, dotati di porte doppie a tutta altezza e insonorizzate, che possono aprirsi per adattare le dimensioni dei singoli appartamenti su base quotidiana o a lungo termine. Questa flessibilità favorisce configurazioni abitative variabili e mette in discussione il concetto di nucleo familiare isolato, proponendo invece forme di coabitazione che offrono convivialità e la condivisione della cura dei figli e delle attività domestiche. Inoltre, gli artisti-residenti dell’edificio beneficiano di affitti più bassi e dell’accesso a spazi di lavoro gratuiti in loco, in cambio della gestione del programma artistico locale.

Questo circolo virtuoso tra residenti e comunità si ritrova anche nel progetto Melfield Gardens (2025) dello studio Levitt Bernstein, un complesso Passivhaus a Londra che ospita sia studenti che residenti anziani. Questa soluzione intergenerazionale svolge molteplici funzioni sociali: consente agli anziani di trasferirsi in una casa più piccola e continuare a vivere nel proprio quartiere, liberando al contempo abitazioni più spaziose e tanto necessarie per le famiglie, mentre gli studenti beneficiano di un affitto più basso in cambio di qualche ora alla settimana trascorsa con i loro vicini anziani. Si tratta di una soluzione vantaggiosa per entrambe le generazioni: si riduce la solitudine e si amplia una rete di assistenza, comunità e legami radicata a livello locale, oltre mettere in evidenza la relazione tra le nostre abitazioni individuali e i quartieri più ampi in cui si inseriscono.

Levitt Bernstein’s Melfield Gardens. Image: Tim Crocker. Levitt Bernstein’s Melfield Gardens. Image: Tim Crocker.
Levitt Bernstein’s Melfield Gardens. Image: Tim Crocker. Levitt Bernstein’s Melfield Gardens. Image: Tim Crocker.

All’interno della casa, i sistemi di arredo modulari offrono un modo per adattarsi ai cambiamenti delle esigenze e delle configurazioni abitative. La mensola Up (2017), della designer svizzero-francese Alexandra Gerber, è un’unità autoportante in alluminio estruso che utilizza tecnologie proprie della costruzione delle finestre per consentire di spostare facilmente i singoli ripiani verso l’alto e verso il basso. Sebbene le scaffalature di Gerber celebrano con eleganza l’estetica industriale, la modularità non deve necessariamente assumere un carattere meccanico. Lo sgabello Omi Series 2 (2025) di Omi Collective, ad esempio, esplora l’idea di un “modo africano di sedersi” attraverso tre sgabelli in legno massello a due gambe, che possono essere uniti tra loro tramite un’asta in acciaio. Il loro colore indaco e il profilo massiccio e intagliato, richiamano sia gli sgabelli Asante che i poggiatesta Shona e Tonga, oggetti con funzioni pratiche, simboliche e rituali.

Omi Collective’s Omi Series 2 stool (2025) Omi Collective’s Omi Series 2 stool (2025)
Omi Series 2 Stool. Credits Yadichimma shot by Daniel Uwaga Omi Series 2 Stool. Credits Yadichimma shot by Daniel Uwaga

I rituali sono fondamentali nei cicli della vita, siano essi religiosi, laici, stagionali o commerciali. A casa celebriamo questi eventi attraverso decorazioni temporanee, feste e pasti che riuniscono amici e familiari. Diversi, ma indubbiamente altrettanto importanti, sono i rituali domestici che compiamo ogni giorno, come preparare il caffè al mattino, accomodarsi sulla propria poltrona preferita o apparecchiare la tavola per la cena. Questi gesti mostrano come la vita domestica sia una performance quotidiana, mentre al contempo diamo forma alla nostra casa e segniamo lo scorrere di ogni giorno.

Sebbene l’importanza dei rituali sia stata trascurata nelle culture occidentali moderne, vi sono designer che ne celebrano il significato. Le ceramiche Yantra di Terracotta (1969) di Ettore Sottsass ne sono un primo esempio. Ispirandosi alle sue esperienze nella controcultura californiana e ai suoi viaggi lungo la ‘hippie trail’ del Sud-Est asiatico, Sottsass ha creato una serie di piccole sculture monocromatiche simili a totem dalle forme geometriche, pensate per infondere una riflessione spirituale in quello che considerava un ambito domestico eccessivamente mercificato. Più recentemente, la designer messicana Liliana Ovalle ha espresso il desiderio di creare piccoli altari domestici, come nel suo Altar in a Corner (2006), realizzato in ottone foto-inciso pieghevole, che consente agli utenti di “onorare ricordi, speranze e legami” all’interno della casa.

Le opere di Ettore Sottsass e Liliana Ovalle illustrano approcci diversi al design interculturale, riunendo estetiche e pratiche differenti che esprimono la ricca interconnessione delle culture del nostro pianeta sferico e l’importanza della libertà di movimento tra persone e luoghi. All’interno dei cerchi o delle sfere non esistono confini né barriere, ma esiste un bordo ben definito che ci ricorda la nostra esistenza collettiva e interdipendente.

Da tempo, alcuni designer esplorano questa coesistenza culturale condivisa. Nei suoi progetti di sedie, cuscini e strutture architettoniche, il designer britannico-nigeriano Yinka Ilori infonde colori, forme e motivi che combinano una giocosità postmoderna con il suo patrimonio multiculturale. Concentrandosi sulle tradizioni artigianali locali, il designer francese Fabien Cappello, residente a Mexico City dal 2016, si è progressivamente interessato all’economia dei materiali della città. Questo ha portato a progetti come Objetos de Hojalata (2022), una collezione di oggetti funzionali, tra cui secchi e annaffiatoi, realizzati in lamiera da produttori locali. Anche i designer americani Stephen Burks e Malika Leiper, originaria della Cambogia, esplorano regolarmente l’incontro tra culture diverse. Tra questi progetti vi è Kuba Sugi (2025), una collezione di forme scultoree che unisce la tradizione congolese del tessuto kuba con il Sugi, un cedro rosso giapponese. Realizzata in collaborazione con artigiani di Kinshasa e della prefettura di Nara in Giappone, la collezione di colori, motivi e forme esprime come Burks e Leiper riconoscano preoccupazioni condivise legate alla tutela, che si tratti di tradizioni cerimoniali, artigianato o materiali, in due culture apparentemente scollegate.

Marlène Huissoud's From Insects vases and Peris Marlène Huissoud's From Insects vases and Peris
Marlène Huissoud's From Insects vases and Peris Marlène Huissoud's From Insects vases and Peris

La connettività e la limitatezza del nostro pianeta non influenzano solo il nostro rapporto con gli altri esseri umani, ma anche con le altre specie. L’emergere del design circolare e rigenerativo tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo dimostra la nostra crescente, seppur tardiva, consapevolezza di questa coesistenza e della sua importanza nel contesto dell’emergenza climatica. Accanto a un approccio circolare nell’uso delle risorse, cresce anche una maggiore consapevolezza delle qualità cicliche di tutte le forme di vita, siano esse umane, animali o vegetali.
Cresciuta in una famiglia di apicoltori, la designer francese Marlène Huissoud ne è ben consapevole: From Insects (2014) è un vaso realizzato in propoli soffiata, una miscela naturale di saliva e cera d’api, progettato per contenere fiori che, a loro volta, producono il polline che le api impollinano. Avere oggetti di questo tipo nelle nostre case ci ricorda i cicli ecologici e stagionali da cui tutti dipendiamo. Allo stesso modo, Fernando Laposse collabora con agricoltori nel sud del suo Messico natale per creare progetti utilizzando una gamma di fibre vegetali, tra cui sisal, luffa e avocado, che mostrano la connessione tra il suolo da cui provengono i materiali e gli arredi che poi riempiono le nostre case.

 Imagaes: Studio Marlène Huissoud and José Hevia
Imagaes: Studio Marlène Huissoud and José Hevia

La circolarità, quindi, è una qualità che plasma gran parte delle nostre vite, sia dentro che fuori la casa. Ci ricorda i limiti dell’abitare domestico e la sorprendente libertà che tale contenimento offre; come luogo in cui costruiamo e comunichiamo le nostre identità, la casa è il luogo in cui riuniamo identità molteplici, sia le nostre che quelle degli altri. In definitiva, è proprio nella casa che possiamo far convivere oggetti, rituali e modi di vivere provenienti dalle molteplici culture, epoche e relazioni che compongono le nostre vite, qualunque forma esse assumano.

Levitt Bernstein’s Melfield Gardens. Image: Tim Crocker.

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